In occasione del torneo internazionale Aeroflot Open 2026, abbiamo incontrato Elvira Umanskaya, Direttrice per lo sviluppo della formazione professionale continua presso la Federazione Scacchistica Russa, direttrice e allenatrice dell’organizzazione autonoma senza scopo di lucro “Centro di Cultura Intellettuale e Sport Kaissa” (Mosca), Maestro FIDE, Professoressa di Scienze dell’Educazione e Dottore in Business Administration e Management. Abbiamo parlato della partecipazione dei giovani ai tornei internazionali, dei nuovi approcci all’educazione scacchistica e del ruolo degli scacchi nello sviluppo personale nel XXI secolo.
Elvira, molti considerano l’Aeroflot Open un torneo riservato principalmente agli adulti. Tuttavia, vi partecipano anche giovani giocatori. Secondo Lei, chi tra i giovani scacchisti potrebbe distinguersi quest’anno?
Sinceramente, non ho fatto previsioni specifiche. Dal mio punto di vista, il fatto che dei giovani pratichino gli scacchi a livello professionale e partecipino a un torneo di tale importanza rappresenta già un grande traguardo. In questo senso, la partecipazione stessa è una vittoria per ogni giovane scacchista.
In Russia gli scacchi sono molto più di un semplice gioco: fanno parte della cultura nazionale. Oggi assistiamo a una nuova crescita di interesse, dalle scuole ai contesti professionali e di networking. Percepite questa tendenza?
Senza dubbio, oggi l’interesse per gli scacchi è cresciuto in modo significativo. I programmi educativi si stanno sviluppando attivamente anche nelle regioni e, come in passato, gli scacchi continuano a essere amati. Tuttavia, assistiamo a una nuova fase di sviluppo, più strutturata e professionale, soprattutto dal punto di vista metodologico e didattico.
In epoca sovietica esistevano classi scolastiche con un insegnamento approfondito degli scacchi. Esistono oggi pratiche simili?
Sì, questa tradizione continua a evolversi. In passato l’apprendimento iniziava già nella scuola dell’infanzia e proseguiva poi in classi specializzate. Oggi il sistema si basa su quell’esperienza, ma è stato aggiornato e migliorato. Esistono programmi di formazione e aggiornamento per insegnanti che permettono di introdurre gli scacchi non solo nelle scuole sportive, ma anche nelle scuole pubbliche e negli asili. Inoltre, gli scacchi si stanno sviluppando attivamente anche nelle università, attraverso club studenteschi dedicati.
A che età ha iniziato a giocare a scacchi?
Ho iniziato a giocare all’età di circa cinque anni.
Il club italiano ASD #Chess4Life presta particolare attenzione anche agli aspetti psicologici della preparazione degli scacchisti. So che Lei ha sviluppato una metodologia educativa specifica. In cosa consiste?
Si tratta di un approccio integrato che mira a inserire gli scacchi nel sistema educativo, soprattutto nella scuola primaria. Dal punto di vista psicologico e pedagogico, questo è fondamentale per uno sviluppo armonioso della personalità del bambino. Formiamo insegnanti della scuola primaria che introducono i bambini alla cultura scacchistica. È importante che l’insegnante condivida il percorso di apprendimento con gli studenti: questo favorisce una migliore comprensione dei contenuti e riduce il rischio di burnout professionale.
Ha degli scacchisti italiani preferiti?
Sì, Gioachino Greco. Quando raccontiamo ai bambini la storia degli scacchi, spesso partiamo proprio dall’apertura italiana e dal contributo dell’Italia allo sviluppo degli scacchi in Europa.
Che messaggio vorrebbe lasciare ai nostri lettori italiani?
Auguro a tutti felicità, salute e amore. Venite a trovarci in Russia: gli scacchi uniscono le persone!
Intervista da Mosca a cura di:
Elena Stepanova
Inviata speciale ASD #Chess4Life
