Grande maestro russo e uno dei protagonisti degli scacchi mondiali degli ultimi anni, Ian Nepomniachtchi è noto per il suo stile dinamico e la rapidità di pensiero alla scacchiera. Più volte candidato al titolo mondiale e vincitore di numerosi tornei internazionali, resta una delle figure centrali dell’élite scacchistica. Dopo la vittoria all’Aeroflot Open 2026, racconta le sfide psicologiche del torneo e il modo in cui affronta la pressione ai massimi livelli.
Ian, quale partita, considerando l’intero torneo, è stata per Lei la più difficile dal punto di vista psicologico?
Dal punto di vista psicologico probabilmente è difficile giocare quando si è il grande favorito. Per esempio, contro Zverev e contro Chertkov il sorteggio, almeno a prima vista, mi sembrava piuttosto favorevole. Però è chiaro che, in linea di principio, partite del genere con il Bianco bisognerebbe vincerle — diciamo otto o nove volte su dieci. Per questo è abbastanza difficile prepararsi mentalmente a partite del genere. Da una parte l’avversario è molto indietro nel rating e, immagino, anche nel livello di gioco. Dall’altra però bisogna comunque venire alla scacchiera e, come si dice, giocare bene. E proprio questa fase di preparazione mentale non è così semplice. In più, come si è visto, i ragazzi hanno giocato molto meglio di quanto indichi il loro rating ufficiale. Quindi le partite sono state piuttosto difficili ma anche molto interessanti.
Come riesce ad azzerare le emozioni durante la partita, quando sente che magari sta arrivando un po’ di tensione?
A dire la verità ormai non provo quasi più nervosismo. Però, in generale, si può bere un po’ d’acqua o di tè, respirare profondamente.
Come si riposa tra una partita e l’altra? Durante questo torneo cosa ha fatto per recuperare?
All’hotel c’erano piscina, hammam e sauna. Andavo alla spa. E poi, in sostanza, riposavo tranquillamente in camera. Guardavo il calcio. Quando c’era, ho visto per esempio Barcellona-Athletic, la partita di ritorno della semifinale di Coppa di Spagna. Insomma, cose abbastanza standard. Cercavo semplicemente di non stancarmi troppo.
So che Lei è una persona che legge molto. Ha letto qualcosa durante questo torneo?
No, non sono una persona così “lettrice”. Piuttosto ascolto audiolibri e poi mi addormento benissimo mentre li ascolto.
Le piacciono gli autori italiani, se parliamo di letteratura?
Dante si considera uno scrittore italiano, giusto? Sì, probabilmente sì. Però, a parte lui, credo di non riuscire a nominare nemmeno uno scrittore italiano contemporaneo. Da bambino naturalmente ho letto varie fiabe, soprattutto Gianni Rodari. Però direi che in generale mi sono sempre concentrato di più sui classici della letteratura russa.
Le piace l’Italia?
Sono stato a Roma nel dicembre 2024: ho visto il Colosseo e me ne sono innamorato. Perché prima ero stato a un torneo a Bergamo e avevo giocato così male che ho finito… credo una o due volte nella mia carriera mi sia capitato di arrivare ultimo in un torneo. Non funzionava niente, il gioco non andava e volevo solo andarmene il prima possibile. Probabilmente per questo Bergamo non mi ha lasciato una grande impressione. Invece Roma mi è piaciuta moltissimo e spero davvero di tornarci.
Io rappresento la regione Umbria. La aspettiamo con piacere: analizziamo le Sue partite e abbiamo fatto il tifo per Lei. Siamo davvero felici della Sua vittoria.
Intervista da Mosca a cura di:
Elena Stepanova
Inviata speciale ASD #Chess4Life
